Processi di invecchiamento della popolazione nella riva europea si accompagnano ad un aumento della popolazione in età lavorativa nel Nord Africa e nel Medio Oriente. Entro il 2100 la popolazione del Nord Africa crescerà di 150 milioni e quella dell’Europa si ridurrà di 100 milioni, in questi numeri risiede tutta l’evidenza di un dato strutturale che alimenterà nuovi flussi migratori, soprattutto a fronte degli elevati tassi di disoccupazione che affliggono i paesi dell’area. La disoccupazione nel Mediterraneo colpisce soprattutto giovani e donne. Nei paesi arabi questo fenomeno già evidente, si è acuito nei paesi dove più forti sono state le rivolte. La disoccupazione giovanile risulta alta non solo nei paesi della sponda Sud, ma anche in quelli della sponda Nord del Mediterraneo, con quattro paesi che nel 2015 raggiungono livelli superiori al 45%: Bosnia-Erzegovina (66,9%), Libia (50%), Spagna (49,4%) e Grecia (49,2%). La partecipazione femminile resta estremamente bassa nei paesi Arabi del Mediterraneo. Oltre che rappresentare un ovvio problema sociale, sia la disoccupazione giovanile che quella femminile pongono una questione seria di inefficiente allocazione delle risorse. Nonostante l’abbassamento dei tassi di fertilità e nonostante i progressi in termini di scolarizzazione, la partecipazione delle donne al mercato del lavoro in Nord Africa rimane significativamente più bassa rispetto ad altre aree in via di sviluppo. Le rivolte del 2011 hanno visto uno spiccato protagonismo di giovani e di donne, ma la fase di ‘transizione’ ha disatteso in gran parte le loro aspettative e aspirazioni. Il problema dell’offerta di lavoro nel Maghreb tenderà peraltro ad ampliarsi in prospettiva, come evidenzia Barbara Zagaglia nel contributo del Rapporto 2017: “Sotto l’ipotesi di un incremento continuo della speranza di vita, sia l’Algeria sia il Marocco sia la Tunisia vedranno aumentare la popolazione in età lavorativa tra il 2015 e il 2030. Solo per mantenere costanti i già bassi tassi di occupazione e non far crescere il già grande numero di disoccupati, l’Algeria dovrà aggiungere ogni anno dai 126mila ai 231mila nuovi posti di lavoro, il Marocco dai 121mila ai 133mila, la Tunisia dai 281mila ai 392mila. Se questi obiettivi non saranno soddisfatti la strada della migrazione sarà assicurata”.